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Safavidi
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I mwbaSafavidi sono stati una dinastia-confraternita mistica di lingua e cultura mwbqturca. Originari dell'mwbgAzerbaigian persiano,cite-ref-1[1] governarono la mwcwPersia tra il mwda1501 e il mwdq1736.

L'Iran safavida o la Persia safavida, chiamato anche Impero safavida, fu uno dei più grandi e longevi imperi dopo la mwdwconquista musulmana nel mweaVII secolo. Questo impero è stato governato dalla dinastia Safavida (Safavid) dal mweq1501 al mweg1736, ed è spesso considerato il punto d'inizio dell'età moderna dell'Iran.

Imposero con la forza lo mwfasciismo quale religione di Stato, e unificarono le province sotto un forte potere centrale grazie alle specificità religiose assunte e all'uso sempre più pervasivo della loro lingua nazionale (adattata all'mwfqalfabeto arabo già in età samanide). Possono essere considerati i creatori del moderno Iran, nel senso che gli storici occidentali danno mwfgstoriograficamente al termine "moderno".

Contents

Storia
Origini
Note

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Storia

Origini

Lo mwiwsceicco mwjaSafi al-Din Ardabili (mwjq1252-mwjg1334), fu il capo di una confraternita mistica mwjwsunnita (mwkamwkqṭarīqa) che dal suo nome si chiamò mwkgSafaviyya e che aveva base ad mwkwArdabil, nell'odierno Azerbaigian persiano. Per conquistarsi le simpatie dei numerosi mwlasciiti della città i suoi discendenti sfruttarono la leggenda della sua discendenza da mwlqʿAlī ibn ʾAbī Ṭālib e da sua moglie mwlgFāṭima, figlia del profeta mwlwMaometto. Lo sceicco mwmaJunayd, capo della confraternita dal mwmq1447 al mwmg1456, fu costretto ad abbandonare mwmwArdabil, feudo dei Safavidi, e a peregrinare tra mwnaSiria e mwnqAnatolia, dove organizzò militarmente la sua comunità e si fece chiamare "dio" dai suoi seguaci. Organizzò una spedizione contro gli "infedeli" del mwngCaucaso, ma fu sconfitto e ucciso. Suo figlio lo sceicco Haydar, i cui seguaci avevano adottato un turbante rosso a dodici spicchi (a ricordare i dodici imam sciiti) che guadagnò loro il nome di mwoaKizil Baş ("mwoqteste rosse", o "mwogberretti rossi"), volendo vendicare il padre ritentò l'impresa tornando vittorioso e carico di bottino. Fu successivamente ucciso in battaglia (mwow1488), e così pure suo figlio (mwpa1494).

Unificazione dell'Iran

All'inizio del mwpwXVI secolo l'mwqaIran non era uno Stato unitario, ma era diviso in un gran numero di mwqqemirati e mwqgkhanati, i più importanti dei quali erano gli Stati mwqwtimuride ad est e mwraAq Qoyunlū a ovest.
Nel mwrg1499 l'appena quindicenne mwrwIsmāʿīl, che si diceva discendente di Ṣafī al-Dīn, riuscì a ottenere l'appoggio delle tribù nomadi turche dell'mwsaAzerbaigian e a sconfiggere i signori degli mwsqAq Qoyunlū di mwsgTabrīz e di mwswḤamadān nel mwta1501, inaugurando la sua dinastia. Per legittimarsi ulteriormente come mwtqscià, mwtgShāh Ismāʿīl I reclamò una sua discendenza dalla dinastia mwtwsasanide.
Negli anni successivi le "mwuqteste rosse" conquistarono mwugSemnan, mwuwShiraz, e mwvaYazd ed entro il mwvq1509 tutte le dinastie dell'mwvgIran occidentale si sottomisero a mwvwShāh Ismāʿīl I. Nel mwwa1510 Ismāʿīl affrontò a mwwqMerv gli mwwgUzbeki, che erano subentrati ai mwwwTimuridi in mwxaAsia centrale, e li sconfisse nettamente, sicché anche il mwxqKhorāsān cadde in mano safavide. I suoi tentativi di ulteriori conquiste in mwxgAsia centrale però incontrarono la forte resistenza degli mwxwUzbeki che originava da motivi religiosi, essendo gli mwyaUzbeki mwyqsunniti come anche i nemici occidentali dei Safavidi, gli mwygOttomani, sebbene le tre dinastie fossero tutte di stirpe turca.
Proprio le buone relazioni dei Safavidi con le tribù mwzasciite dell'mwzqAsia Minore allarmarono il sultano ottomano mwzgSelīm I Yavuz che, paventando pericolose rivolte interne, fece massacrare ben quarantamila mwzwsciiti. Subito dopo, l'esercito del sultano invase la mwaaPersia e inflisse una cocente sconfitta ai Safavidi a mwaqČaldiran il 23 agosto mwag1514, che consentì a Selīm di occupare mwawTabriz capitale dello mwbascià safavide. Per questioni di politica interna, tuttavia, il sultano fece presto ritorno in patria, lasciando che i Safavidi occupassero nuovamente l'mwbqAzerbaigian meridionale e l'mwbgIraq, e annettessero la mwbwGeorgia orientale.

Lo sciismo religione di Stato

mwcgIsmāʿīl I impose con un decreto, sotto pena di morte, la conversione della popolazione persiana mwcwsunnita allo mwdasciismo. Tale decreto portò a una diffusione superficiale dello mwdqsciismo, che divenne tuttavia profonda e radicata nel corso dei secoli successivi. Per la prima volta nella storia islamica, lo mwdgsciismo si organizza in Stato rompendo l'unità politica del mwdwmondo musulmano. L'Iran diviene una mweateocrazia con lo mweqscià come capo politico e religioso, e i mwegqızılbaş quale aristocrazia ed estensione del potere centrale. Morto Ismāʿīl I (mwew1524), seguì un periodo di confusione con il figlio mwfaShāh Ṭahmāsp I (mwfq1524-mwfg1576) sul trono. Le "mwfwteste rosse", designatori di fatto dei successori dello mwgascià, cominciarono ad acquistare sempre più potere e giunsero a ribellarsi al sovrano, che fu costretto a disperdere alcune tribù. La guerra sui due fronti intanto proseguiva, e gli mwgqOttomani e gli mwggUzbeki strappavano continuamente territori allo mwgwscià, che perse di nuovo la capitale mwhaTabrīz ad opera dei mwhqTurchi e fu costretto a spostarla a mwhgQazvin. In compenso guadagnò mwhwKandahar per l'aiuto fornito all'imperatore mwiamoghul mwiqḤumāyūn quando questi era stato detronizzato.
La situazione peggiorò ancora sotto mwiwShāh mwjaIsmāʿīl II, che cercò senza riuscirvi di ritornare al mwjqsunnismo, mentre le rivalità tra le "mwjgteste rosse" sfociavano in guerra civile.

La Persia safavide fu alleata della Spagna durante il regno di mwkaCarlo V, in quanto la mwkqFrancia (nemica della Spagna) sosteneva gli mwkgOttomani, nemici mortali dei Safavidi. Allacciò nel 1561 rapporti commerciali con l'mwkwInghilterra.

Shah ʿAbbās I il Grande

Dopo la forzata abdicazione di mwlgShah Muhammad Khudabanda, suo figlio mwlwʿAbbās I, sopravvissuto alle congiure dei mwmaqızılbaş, si fece riconoscere mwmqscià da alcuni capi delle "mwmgteste rosse o mwmwberretti rossi" nel mwna1581 a dieci anni, e nel mwnq1587 fece accecare e imprigionare due suoi fratelli e si insediò sul trono. Il regno di Shāh ʿAbbās I, detto il Grande (mwng1587-mwnw1629), è stato giudicato il più glorioso di tutta la Persia moderna. Alternando l'uso della forza e della diplomazia, egli riuscì a ricompattare il Paese dilaniato dalle lotte intestine, e a salvaguardarlo dai nemici esterni mwoaottomani e uzbeki.

Consapevole della debolezza del sistema "pretoriano" delle "mwogteste rosse", Shāh ʿAbbās I costituì un corpo che lo rendesse indipendente dai loro abusi, i mwowmwpaghulam. Reclutati, a imitazione dei mwpqgiannizzeri mwpgottomani, tra i giovani cristiani armeni e georgiani convertiti all'mwpwIslam, i mwqaghulām erano cavalieri e tiratori scelti armati di mwqqmoschetto invece che di lancia. A questi si aggiunsero un corpo di fanti reclutati tra i contadini iraniani e una guardia personale turca, gli shah-seven ("coloro che adorano lo mwqwscià"), che gli era particolarmente fedele ritenendolo un'incarnazione divina. Tutte queste truppe ricevevano la paga direttamente dal tesoro dello mwrascià e non avevano legami tribali di fedeltà. Anche l'esercito, con l'aiuto del generale inglese Robert Sherley, fu profondamente riformato secondo i sistemi europei, attraverso il massiccio ricorso alla mwrgpolvere da sparo e a pezzi d'artiglieria di buona fattura.

Con le nuove forze a disposizione, Shāh ʿAbbās I ricacciò indietro gli mwsaUzbeki dal mwsqKhorasan e rese più salda la propria autorità su mwsgHerat e mwswKandahar. Si volse quindi a ovest e riuscì a riconquistare l'mwtaIraq e la mwtqMesopotamia a spese dei mwtgTurchi, che vi rinunciarono con due trattati del mwtw1612 e del mwua1618. Cacciò quindi i mwuqportoghesi da mwugBahrain (mwuw1602) e mwvaHormuz (mwvq1622), con il supporto della marina inglese.

La scoperta della mwvwrotta navale attorno all'Africa, consentì alla mwwaPersia e all'mwwqEuropa di entrare in contatto senza la mediazione della mwwgTurchia, tradizionale nemico comune. Il commercio, in particolare quello della mwwwseta, si spostò così verso il mwxaMar Caspio, contribuendo notevolmente alla formazione di un forte Stato persiano, grazie anche agli accordi con la mwxqCompagnia Britannica delle Indie Orientali e la mwxgCompagnia Olandese delle Indie Orientali.

Lo splendore della corte del "mwyaGran Sophi", come era chiamato in mwyqEuropa il sovrano safavide, divenne proverbiale. Affluirono verso la nuova capitale safavide mwygIṣfahān mercanti, diplomatici e missionari. Eṣfahān fu abbellita da magnifici edifici costruiti secondo un avanzato piano regolatore, di cui restano notevoli testimonianze. Anche la rete stradale del regno fu notevolmente sviluppata e migliorata.

Il carattere di Shāh ʿAbbās I non era però incline alla pietà. Aveva fatto accecare due fratelli per avere via libera al trono e la sua paura per complotti ai suoi danni non risparmiò neanche il figlio maggiore Ṣafī, che fece uccidere a sangue freddo. Spaventato, poi, dagli astrologi che prevedevano l'assassinio del mwzare di Persia nell'anno 1000 dell'mwzqEgira (mwzg1591-mwzw1592) abdicò temporaneamente, mise sul trono Yūsuf che fece assassinare, e si riprese quindi la corona.

Decadenza

Con la morte di Shāh ʿAbbās I nel mw0w1628 finirono i giorni gloriosi della dinastia.

A occidente continuava la guerra coi Turchi: i Safavidi e gli mw1qOttomani combatterono a lungo per il possesso delle fertili pianure irachene, finché fu stipulato un trattato per definire un confine tra mw1gTurchia e mw1wIran nel mw2a1639, confine che ancora oggi è quello che divide i due Stati. Il lungo e aspro conflitto, però, scavò un solco profondo tra le comunità mw2qsciite e mw2gsunnite dell'mw2wIraq, e anch'esso resiste ancora. A oriente gli mw3aUzbeki dovettero affrontare la nuova minaccia dei mw3qCalmucchi e alleggerirono la pressione sulla mw3gPersia, mentre iniziavano movimenti tra le tribù afghane. All'interno, il potere dei "mw3wturbanti rossi" era stato azzerato e anche il loro numero era stato notevolmente diminuito, mentre lo Stato diventava sempre più unito.

I sintomi della decadenza, già presenti durante il regno di mw4qShāh ʿAbbās II, divennero palesi con l'ultimo effettivo mw4gscià safavide mw4wSulṭān Ḥusayn. Allevato nell'mw5aharem, trascorreva tutto il suo tempo con cortigiani, teologi e astrologi, trascurando gli affari di Stato, mentre alle frontiere orientali gli afghani catturavano mw5qHerāt e Qandahār. Nel mw5g1720 l'afghano Maḥmūd marciò su mw5wKermān e la conquistò, ponendo quindi l'assedio a mw6aIṣfahān nel mw6q1722. Il 23 ottobre mw6g1722, dopo sette mesi di assedio, Eṣfahān si arrese e Sulṭān Ḥusayn fu detronizzato. I suoi successori, sebbene conservassero il titolo di scià, non furono che fantocci, mentre il potere era nelle mani degli mw6wAfsharidi e degli mw7aZand.

Economia, arte e cultura

Una delle caratteristiche del regno di Shāh ʿAbbās I fu la tendenza a favorire le forze produttive persiane a scapito delle province conquistate. I popoli assoggettati si vedevano richiedere somme esorbitanti come tributo, mentre la pressione fiscale sulla popolazione persiana veniva alleggerita.

Per spostare il commercio verso Iṣfahān, Shāh ʿAbbās I volle trasferirvi 13.000 famiglie della città armena di mw9wJulfa, importante centro del commercio della seta, e sebbene ne giungessero a destinazione solo 3.000 la seta divenne la principale voce delle esportazioni persiane. Altri trasferimenti di massa furono decisi per ripopolare le zone più depresse dell'mw-aIran. Shāh ʿAbbās I favorì anche l'artigianato, comprendendone l'importanza commerciale. Oltre a vasellame e prodotti tessili, in questo periodo acquistò grande importanza la fabbricazione di tappeti, che continua ancora oggi ad essere una voce importante tra le esportazioni iraniane.

Molto incoraggiate furono anche le arti della mw-gminiatura, della mw-wcalligrafia e della pittura parietale, quest'ultima influenzata dalla pittura contemporanea europea. Nei palazzi venivano dipinte scene di battaglia, paesaggi, scene erotiche e pastorali. La figura principale della miniatura safavide fu mw-aReza Abbasi, alla morte del quale incominciò un periodo di decadenza della pittura persiana.

L'epoca safavide è povera per quanto riguarda la letteratura. I Safavidi incoraggiarono i poeti a scrivere soprattutto lamentazioni per i martiri e poesie religiose. Molto fiorente fu la poesia religiosa popolare.

L'architettura safavide ci ha lasciato notevoli testimonianze nella capitale Iṣfahān: la moschea dello scià, mw-wMasjid-e Shāh, completata nel mwaqa1630, la piccola ma elegante mwaqemoschea di Shaykh Luṭfullāh, e il palazzo reale a sei piani di mwaqiAli Qapu.

Serie degli Shāh safavidi

• mwaqsShāh Ismāʿīl I mwaqw1501–mwaq01524
• mwaq8Shāh Ṭahmāsp I mwara1524–mware1576
• mwarmShāh Ismāʿīl II mwarq1576–mwaru1578
• mwarsShāh ʿAbbās I mwarw1587–mwar01629
• mwar8Shāh Ṣafī mwasa1629–mwase1642
• mwasmShāh ʿAbbās II mwasq1642–mwasu1666
• mwascShāh Sulaymān I mwasg1666–mwask1694
• mwassShāh Sulṭān Ḥusayn mwasw1694–mwas01722
• mwas8Shāh Ṭahmāsp II mwata1722–mwate1732
• mwatmShāh ʿAbbās III mwatq1732–mwatu1736
• mwatcShāh Sulaymān II mwatg1749–mwatk1750
• Shāh Ismāʿīl III mwatw1750–mwat01760

Note

cite-note-11. Cfr. il lemma «Ṣafawids» (R.M. Savory) su: mwauqmwauuThe Encyclopaedia of Islam.

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Collegamenti esterni

• citereftreccani-itṢafàvidi, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaFrancesco Gabrieli, ṢAFAWIDI, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1936.
• citerefdizionario-di-storiaSafavidi, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefsapere-itSafàvidi o Safàwidi, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) Safavid dynasty, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefencyclop-dia-iranica(EN) Safavidi, in Encyclopædia Iranica, Ehsan Yarshater Center, Columbia University.
• mwauwStoria dei Safavidi da Iran Chamber, su iranchamber.com.
• The History Files: mwau4Lista degli scià persiani
• mwavaStoria delle religioni della BBC, su bbc.co.uk.
• mwaviStoria dell'arte safavide, su art-arena.com. URL consultato il 20 marzo 2006 (archiviato dall'url originale il 27 settembre 2014).